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La scomparsa di Carlin Petrini, l’uomo che ha seminato utopie concrete

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    La Redazione
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Carlin Petrini
Carlin Petrini

Oggi è arrivata una notizia che per il mondo dell’enogastronomia italiana e internazionale ha il peso di una cesura culturale: è morto a 76 anni Carlo Petrini, “Carlin” per generazioni di produttori, cuochi, giornalisti e attivisti del cibo. Si è spento nella sua casa di Bra, in Piemonte. La notizia è stata comunicata da Slow Food. 

Per chi fa il nostro mestiere - raccontare il cibo e il vino - Petrini non è stato semplicemente il fondatore di un movimento: ha cambiato il lessico stesso con cui il settore parla di alimentazione. Con lui sono entrate stabilmente in uso parole come biodiversità, filiera, comunità, presidio, sovranità alimentare. E, soprattutto, quell’espressione diventata manifesto: “buono, pulito e giusto”.


Nato a Bra nel 1949, Petrini costruì negli anni Ottanta quello che sarebbe diventato il movimento internazionale Slow Food, poi la rete di Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Da una provincia italiana riuscì a creare un linguaggio globale sul cibo molto prima che sostenibilità e localismo diventassero parole di moda. 

La sua eredità però è più complessa del santino celebrativo che inevitabilmente arriverà nelle prossime ore.

Petrini ha avuto il merito, rarissimo, di costringere il settore a smettere di considerare il cibo come un argomento leggero. Ha restituito dignità ai piccoli produttori, ma ha anche influenzato profondamente il modo in cui ristorazione, distribuzione e comunicazione hanno imparato a farsi conoscere. Molti lo hanno amato, altri gli hanno rimproverato una certa idealizzazione del mondo agricolo e una visione talvolta distante dalle esigenze economiche della produzione contemporanea. Ma anche chi non condivideva le sue posizioni ha dovuto confrontarsi con il terreno culturale che aveva costruito.

Una delle sue frasi più citate era: «Chi semina utopia, raccoglie realtà»

Per una redazione come la nostra, che vive da decenni il racconto dell’ospitalità e dell’enogastronomia, questa non è soltanto una notizia di cronaca: è la scomparsa di uno degli ultimi intellettuali italiani che aveva trasformato il cibo in un fatto culturale di ampia divulgazione.

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