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Degustazione - I Chianti Classico e il loro rapporto col terroir

  • Roger Sesto
  • 11 ore fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Di Roger Sesto

    Vigneti nel cuore del Chianti Classico
Vigneti nel cuore del Chianti Classico

Scopo di questa degustazione è di indagare sul legame che esiste fra territorio e vino, cercando di scoprire in che misura, al solo variare del terroir, mutino i tratti organolettici di vini fra loro teoricamente omogenei e direttamente comparabili. Ma cos’è il terroir? In estrema sintesi può essere definito come la risultante dell’interazione fra vitigno e ambiente, che va direttamente ad influenzare le caratteristiche dell’uva


Come si può interpretare, nel concreto, il concetto di terroir, così caro ai transalpini? È possibile ricorrere al metodo scientifico, con la cosiddetta zonazione e le conseguenti microvinificazioni. Oppure si può valutare il comportamento dei diversi vitigni al variare delle caratteristiche pedoclimatiche, e quindi desumere, con una certa precisione, il tipo di legame che unisce il frutto al territorio e gli effetti di questo connubio sul risultato finito. Ancora, si può utilizzare un approccio empirico, più semplice anche se mano preciso, che consiste nel comparare vari vini della medesima tipologia, con caratteristiche le più simili possibili, facendo variare unicamente la specifica zona di provenienza. È ovvio che in questo caso non si riuscirà mai veramente ad isolare l’impatto del terroir sul “prodotto finale”, in quanto moltissime altre variabili – principalmente di natura enologica: modalità di vinificazione ed affinamento - interverranno a complicare le cose. Per di più, nel caso specifico del Chianti, v’è la possibilità di utilizzare vitigni complementari, che possono incidere anche sensibilmente sulle caratteristiche organolettiche finali. Il più celebre dei vini toscani può infatti scaturire da sangiovese in purezza, ma può esservi anche un 15% di cabernet sauvignon ad esempio: è chiaro che i risultati saranno alquanto diversi a prescindere dalla variabile territoriale. L’unico accorgimento praticabile per limitare gli elementi di disturbo sarà quello di accostare campioni di un’identica tipologia: “Chianti Classico”, sottoposti ad un affinamento – spesso misto in botti medie e in barrique di secondo passaggio - sufficientemente omogeneo quanto a lunghezza, ricorrendo solo alle versioni “Riserva”, ovviamente frutto di un’unica vendemmia, in questo caso la 2022.

 

Panoramica sul territorio del Chianti Classico, definito sin dal 1933


vigneti - Panoramica sul territorio del Chianti Classico, definito sin dal 1933
vigneti - Panoramica sul territorio del Chianti Classico, definito sin dal 1933

La zona del Chianti Classico è un’ampia ed eterogenea area, estesa su più comuni e definita - ufficialmente nel ’33 - non senza contaminazioni di natura politica; perciò al suo interno si possono ritrovare condizioni ambientali assai diverse e composite. All’incirca posta sulla direttrice Firenze-Siena, da un punto di vista orografico si articola su due sistemi collinari e due valli. La prima “catena” parte da San Casciano in Val di Pesa per arrivare a Castellina in Chianti; gode di un clima più fresco, beneficiando di correnti che risentono vagamente dell’effetto del mare. La seconda, più nell’entroterra, calda e riparata, inizia a Greve in Chianti giungendo sino a Castelnuovo Berardenga, interrotta dal colle di Panzano che separa Greve da Radda in Chianti. Quanto al suolo, pur nella sua ampia variabilità vista l’ampiezza dell’area, si possono ritrovare alcuni importanti comun denominatori: prima di tutto il galestro, che domina un po’ in tutta la zona, il terreno è mediamente profondo, abbastanza sciolto, con uno scheletro ricco ed una trama grossa, v’è una componente calcarea e, qua e là, della sabbia, a conferire maggior finezza. Ciò che varia molto da sito a sito è semmai la percentuale di calcaree e di limo. Tutti aspetti che sicuramente contribuiscono a marcare i tratti organolettici del Chianti Classico, non tanto da un punto di vista qualitativo, quanto “caratteriale”. A questo punto, la domanda chiave è: concentrandosi in particolare sul concetto di terroir, è possibile ragionevolmente risalire dal bicchiere alla zona di origine, ipotizzando un qualche sensato legame?

 

Gli areali compresi nella zona di produzione dello storico nettare


un-bel-grappolo-di-Sangiovese-maturo
un-bel-grappolo-di-Sangiovese-maturo

A grandi linee si possono azzardare alcune interessanti considerazioni, tenendo ben presente però che non esiste un “prototipo” di Chianti Classico predefinito e rappresentativo in senso assoluto, essendo troppo vasta la zona di origine. E’ possibile però inferire che a Nord, soprattutto sul versante occidentale (quello più fresco), zona di San Casciano per intenderci, prevarranno bouquet più floreali, dolci ma freschi, viola in primis, ricchi anche di una fragrante nota fruttata, mentre le componenti più evolute e terziarie come il tabacco, saranno solo un vago ricordo. Spostandosi via via più a Sud Sud-Est, sino a Castelnuovo Berardenga, la componente floreale sarà meno preponderante, lasciando spazio a note animali, anch’esse tipiche del sangiovese, al tabacco, a note fruttate non più fresche, bensì mature e dolci, al limite della confettura. Quanto alla parte più strettamente speziata bisognerà far attenzione poiché potrà essere spiccatamente influenzata dai metodi di affinamento. A livello gustativo la sensazione tattile offerta dai tannini potrà variare da zona a zona, tendendo però presente che la componente polifenolica del Sangiovese ha sempre in sé una personalità relativamente aggressiva; il territorio di origine potrà smussare (o enfatizzare) gli aspetti più puntuti, ma, anche qui, l’affinamento giocherà un ruolo affatto rilevante: ad esempio l’uso di legni piccoli renderà la trama tannica più fitta, e quindi per un verso più morbida, ma non tale da coprire totalmente le asperità tipiche del vitigno, eventualmente esaltate dai territori più nordici e freschi, dove anche la componente acida avrà un carattere di maggior incisività. Massima attenzione quindi a distinguere, in sede di analisi organolettica, ciò che è determinato dal terroir, da ciò che è influenzato dalle pratiche di cantina. Infine, un ruolo importante verrà giocato dall’altitudine, 300 m. s.l.m. sono la quota di maturazione ideale del più diffuso vitigno toscano, e dall’esposizione.

 

 

LA DEGUSTAZIONE

 


Chianti Classico Riserva Cortevecchia 2022 – Fattoria Le Corti
Chianti Classico Riserva Cortevecchia 2022 – Fattoria Le Corti

1.    Chianti Classico Riserva Cortevecchia 2022 – Fattoria Le Corti

A San Casciano ci si imbatte in un terreno ad alto contenuto di galestro e scisti, di media profondità, dallo scheletro ricco. Ci si trova qui nella zona più a Nord-Ovest del Chianti Classico, la più fresca dunque, ad una quota di circa 320 mt. s.l.m, quasi sul crinale della collina. Infatti si avvertono spiccate sensazioni floreali di viola, un frutto piuttosto fragrante, una speziatura abbastanza piccante, mentre sono quasi assenti le note animali e di tabacco. L’ingresso denuncia una fragranza di frutto moderatamente maturo, una speziatura un poco piccante, un tannino vivace e leggermente puntuto, seppur non ruvidissimo.



 


Chianti Classico Riserva Casasilia 2022 – Poggio al Sole
Chianti Classico Riserva Casasilia 2022 – Poggio al Sole

2.    Chianti Classico Riserva Casasilia 2022 – Poggio al Sole

A Sambuca in Val di Pesa ci si trova in una zona più calda, bassa e protetta. Non a caso si avvertono note animali di maggior consistenza, un leggero tabacco, una viola ancora evidente ma qui non preponderante, una speziatura leggermente più morbida, da affinamento più che da terroir però. Infatti i tannini sono sì più fitti, ma ancora piuttosto aggressivi, v’è quindi un significativo ruolo giocato dal legno, in grado di addolcire anche la componente speziata; percepibile una maggior dolcezza e maturità di frutto.

 


Chianti Classico Riserva Cellole 2022 – San Fabiano Calcinaia
Chianti Classico Riserva Cellole 2022 – San Fabiano Calcinaia

3.    Chianti Classico Riserva Cellole 2022 – San Fabiano Calcinaia

Ci si sposta verso Sud, in una zona più alta (sino a 450 mt.), ma più esposta, con un terreno che marca parecchio: galestro, calcaree, marna. Tutto ciò si riflette in un vino alquanto “schizofrenico”. Il bouquet è senz’altro più dolce, sia di frutto che di spezie, rispetto ai precedenti, con una più spiccata componente animale, di cuoio e di tabacco, la nota floreale permane ma, nel complesso, si avverte un maggior equilibrio ed evoluzione nei sentori; al gusto si viene invece presi in contropiede da sensazioni leggermente più acidule, che esaltano tannini ancora un po’ verdi e vivaci; in sostanza la morbidezza olfattiva viene contrastata da una maggior “territorialità” gustativa (siamo ai limiti, per altitudine, della coltivazione del sangiovese) tipica della zona di Castellina.



 


Chianti Classico Riserva 2022 – Villa Calcinaia
Chianti Classico Riserva 2022 – Villa Calcinaia

4.    Chianti Classico Riserva 2022 – Villa Calcinaia

Muovendosi verso l’altro asse portante, quello più nell’entroterra e tendenzialmente più caldo, partendo da Greve in Chianti, a Nord, ad una quota (bassa) di 250 mt. s.l.m. e protetta, ma caratterizzata da un accentuato sbalzo termico che conferisce freschezza, e da un terreno la cui componente è sempre il galestro, d’impasto medio, arricchito da sabbia, limo e calcaree apportatori di complessità, troviamo un vino non facilmente interpretabile, reso interessante da una contrapposizione di elementi: da un lato la viola, incalzata da un cuoio evidente, dall’altro un tabacco quasi inesistente, sovrapposto da una speziatura piuttosto piccante; l’ingresso ha sentori di frutta relativamente fresca, a cui segue una vivace speziatura, i tannini sono vitali ma più minuti rispetto al 1° e al 3° campione, non essendo così puntuti, e ciò non per l’effetto del legno, che li infittirebbe ma non smusserebbe più di tanto quelli più verticali, ma probabilmente proprio in conseguenza del terroir.

 


Chianti Classico Riserva Casaloste 2022 – Fattoria Casaloste
Chianti Classico Riserva Casaloste 2022 – Fattoria Casaloste

5.    Chianti Classico Riserva Casaloste 2022 – Fattoria Casaloste

L’itinerario procede verso Sud, alzandosi sui 400 mt. della collina di Panzano (in comune di Radda), altura che separa Greve da Radda; si tratta di una location ventosa e dalle temperature mai altissime. Un terroir dunque che dovrebbe sviluppare aromi freschi, fruttati e fragranti. Nel bicchiere si ritrovano note di viola, frammiste a richiami di frutti di bosco (lampone e ciliegia), sensazioni quindi mature e fresche al contempo, tipiche di Panzano, le note animali sono solo accennate, leggermente più marcato un sentore di sigaro toscano; la tannicità è un poco più vivace rispetto al campione precedente, mentre si avverte un frutto abbastanza fragrante, il tutto è addolcito dalle componenti polifenoliche apportate dal legno, che non alterano però il carattere del vino, con un tabacco che al gusto si stempera in una nota vegetale verde.

 


 Chianti Classico Riserva 2022 – Castello di Volpaia
 Chianti Classico Riserva 2022 – Castello di Volpaia

6.    Chianti Classico Riserva 2022 – Castello di Volpaia

Proseguendo a Sud si giunge a Radda; i vigneti qui giacciono ad un’altitudine relativamente elevata, ma sono posti in una conca collinare orientata a Mezzogiorno e molto protetta, dunque calda. E infatti le prime sensazioni richiamano subito alla confettura e ad una frutta assai dolce e matura, che rimanda ad una speziatura altrettanto morbida, con note animali appena avvertibili, si sentono pure sentori floreali caldi di viola e rosa passa; i tannini sono fitti e non aggressivi e fanno il paio con un frutto molto maturo ed un tocco floreale che rinfresca il tutto. Queste sensazioni evolute, che non sconfinano però nel cuoio e nel tabacco, denunciano da un lato le elevate temperature della zona, dall’altro una certa altitudine che mitiga i tratti più “virili” e maturi.

 


Chianti Classico Riserva 2022 – Fattoria San Giusto a Rentennano
Chianti Classico Riserva 2022 – Fattoria San Giusto a Rentennano

7.    Chianti Classico Riserva 2022 – Fattoria San Giusto a Rentennano

A Gaiole ci si trova in un’area vitata abbastanza bassa (260 mt. s.l.m.) e protetta, una situazione simile a quella di Greve, ma nettamente più meridionale. Il terreno qui, abbastanza ricco di sabbia, limo ed argilla, dovrebbe conferire finezza, freschezza e pulizia, alleggerendo invece la componente speziata. L’impatto offre subito delle sensazioni calde e morbide, coniugate ad una speziatura delicata ed anch’essa morbida e dolce, non mancano pure elementi abbastanza evoluti espressi da note animali, cuoio, tabacco dolce, la componente floreale – avvolgente e sensuale - tende alla rosa; i tannini sono fitti, molto fini e carezzevoli, atti a conferire più eleganza che potenza, c’è una certa maturità di frutto ed una speziatura rotonda.

 


Chianti Classico Riserva 2022 – Fattoria di Petroio
Chianti Classico Riserva 2022 – Fattoria di Petroio

8.    Chianti Classico Riserva 2022 – Fattoria di Petroio

L’ultima tappa è Castelnuovo Berardenga, con le colline sempre più basse, degradanti verso la vallata. I terreni vitati qui sono sul crinale, ad un’altitudine modesta e posti in una zona aperta alle correnti calde, fra l’altro nella zona più meridionale del Chianti Classico: tutto ciò significa elevate temperature; quanto alla composizione del terreno prevale il galestro e l’argilla. L’attacco olfattivo rientra pienamente nelle previsioni: note animali, cuoio, tabacco dolce e conciato, frutta matura e calda, speziatura morbida, viola appassita; sensazioni che si ripropongono fedelmente in bocca, con un bel frutto maturo, una speziatura morbida, del cuoio, delle note calde, morbide e animali, il corredo tannico è molto fine, sottile e minuto. 

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